Forse esiste ancora una giustizia degna del suo nome in questo disastrato paese. Dopo la recente vittoria del nostro ricorso AMPAS al TAR contro gli obblighi vaccinali della Regione Calabria, anche la Regione Lazio, per cui il TAR aveva già rimandato più d’una volta la sentenza, si è vista annullare l’ordinanza illegale (perché non rientra tra le competenze della Regione) che fissava l’obbligo vaccinale antinfluenzale per tutti i sanitari e tutti gli over65. Tutto questo nonostante la raccomandazione scritta della presidenza del consiglio dei ministri che, il giorno prima dell’udienza, raccomandava ai giudici il rigetto di tutti i ricorsi, a difesa di un’ordinanza palesemente illegale. Una ulteriore brutta figura per il governo. E una seconda importante vittoria che ha impedito alla Regione Lazio lo sperpero (già deliberato) di 135 milioni di Euro in vaccini “fondo di magazzino” con ceppi del 2018 (!) e che si aggiunge all’altra vittoria, questa volta aiutata dalle oltre 40.000 firme raccolte in pochi giorni da Rinascimento Italia, che ha fatto modificare la mozione Gelmini in parlamento, che chiedeva appunto l’obbligo vaccinale per sanitari e (questa volta) per gli over60. Qualcuno, ai piani alti della nostra Giustizia, ha dunque ricominciato a difendere il nostro diritto, costituzionalmente definito, alla libertà di scelta di cura, purtroppo già gravemente violato dall’infame legge Lorenzin del 2017.
La risposta del potere non si è fatta attendere: immediata ordinanza della Regione Lazio per rendere obbligatorie le inutili mascherine sempre e ovunque, con un altro atto illegale (esiste una legge nazionale che vieta di girare mascherati) contro il quale, ovviamente, agiremo ancora come AMPAS in ogni sede. Perché l’arroganza di questi signori non ha limite, se non quello che riusciremo a mettere noi riportando al centro i nostri diritti o attraverso una sana disobbedienza civile.
Questi signori, che continuano a partorire nuove illegali ordinanze (si erano già accodati la Puglia, la Toscana, la Lombardia con ordinanze e mozioni del tutto simili, che ci auguriamo ora ritirino), sono protetti e coperti da una stampa vergognosa, che non ha dato notizia alcuna, su nessuna rete nazionale, della doppia vittoria al TAR della Calabria e al TAR del Lazio. Ma che nei giorni scorsi aveva invece sparato in prima pagina la notizia, basata solo su un lavoro osservazionale di infimo valore, che la vaccinazione antinfluenzale ordinaria proteggeva da Sars-Cov2, quando esistono degli RCT (lavori randomizzati e controllati, i migliori da un punto di vista scientifico) che dimostrano l’esatto contrario. Questa stessa stampa ormai asservita non fa altro che continuare a mantenere il panico confondendo i positivi sani e asintomatici con gli infetti, e paventando chiusure di plessi scolastici, quarantene coatte, blocco dei campionati di calcio, misure drastiche liberticide. Per una patologia che, ad oggi, non fa praticamente più decessi, neppure nelle categorie a rischio (anziani malati) che hanno pagato a caro prezzo, a marzo e aprile, i protocolli errati di cura e l’assenza di dispositivi di protezione. A nessuno, e tantomeno al nostro illuminato ministro della salute, paiono interessare i 500 decessi quotidiani per patologie cardiovascolari e i 450 per tumore, che potrebbero essere drasticamente ridotti con poche incisive modifiche allo stile di vita (lotta alla sedentarietà, al fumo, allo zucchero, ai pesticidi).
Abbiamo ancora molto da lottare, senza dubbio. Contro certa politica arrogante, contro certa stampa asservita, contro certi medici che si sono venduti all’industria del farmaco, e infine contro una società della distanza, della paura, del sospetto, che non è e non sarà mai la nostra. Ma una cosa è certa. Alla fine vinceremo, e la nostra libertà (che non impedirà a ciascuno di proteggersi o di vivere come preferisce) sarà stata difesa e tutelata, a dispetto di chi, per obiettivi poco chiari, voleva togliercela.
Quando questi signori, di destra o di sinistra, medici o giornalisti, saranno stati smascherati, per loro, in una società onesta e pulita, non ci sarà più spazio. Le due sentenze del TAR di Calabria e Lazio, almeno oggi, ci danno questa tenue speranza.